Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha fatto visita allo stabilimento delle Acciaierie Valbruna a Bolzano, segnando un momento cruciale per il futuro dell’industria siderurgica italiana. La sua presenza ha sottolineato l’importanza strategica di questo sito produttivo, che impiega circa 580 lavoratori e rappresenta una delle cento grandi industrie del Paese.
L’incontro è avvenuto a seguito della firma di una nuova concessione che garantisce la produzione e i posti di lavoro per i prossimi 30 anni. Accompagnato dai proprietari delle acciaierie, Antonella ed Ernesto Amenduni Gresele, il ministro ha incontrato una rappresentanza dei metalmeccanici e le autorità locali, tra cui il sindaco Claudio Corrarati e il vicepresidente della Provincia Marco Galateo.
Un segnale importante per l’industria italiana
“Molti temevano di perdere il posto di lavoro e noi temevamo di perdere un’azienda siderurgica italiana”, ha dichiarato Urso. “Il segnale che parte da Bolzano è estremamente importante. Noi crediamo nell’industria italiana, lavoriamo per tutelare l’occupazione e sappiamo che l’Italia deve continuare a svolgere un ruolo importante nel settore industriale in Europa.”
Il ministro ha evidenziato la collaborazione istituzionale tra la Provincia, il Comune e il Governo nazionale come fondamentale per raggiungere questo risultato. “La perseveranza e il coraggio dei lavoratori hanno portato a un esito positivo”, ha aggiunto, sottolineando che questo accordo rappresenta un modello di politica industriale per il Paese.
La sfida della concorrenza asiatica
Urso ha anche affrontato il tema della concorrenza sleale asiatica, che minaccia l’industria siderurgica europea. “In questo settore ci sono i cinesi, gli indiani e i coreani, e l’Europa rischia di soccombere se non completa un processo di riforme”, ha affermato. “Dal primo luglio sono scattate le misure di salvaguardia dell’acciaio, con il raddoppio dei dazi su prodotti che entrano in Europa e il dimezzamento delle quote.”
Il ministro ha annunciato che la Commissione europea ha finalmente accolto le istanze italiane, stabilendo il principio della preferenza europea per gli appalti pubblici e gli incentivi riservati a chi produce nel continente. “Questo ci rende più sereni nel dire ai nostri lavoratori che l’Europa finalmente ci dà ascolto”, ha concluso Urso.
Il futuro dell’Aluminium Bozen
Lo sguardo ora si sposta sull’Aluminium Bozen che impiega 200 persone. Il contratto di affitto dell’area su cui sorge la fabbrica scade nel 2030, e il terreno è di interesse per la Provincia perché confina con il Noi Techpark. L’obiettivo è trovare una nuova sede per la fabbrica o almeno per la parte interessata dall’ampliamento del Noi prima della scadenza del contratto.
Il vicepresidente e assessore allo sviluppo economico Marco Galateo ha visitato lo stabilimento insieme ai rappresentanti di Confindustria. “La situazione è già sotto controllo. Quello eventualmente a rischio è un ettaro su quattro dei terreni”, ha evidenziato Galateo. “L’obiettivo è trovare una soluzione entro il 2028.”
Urso ha rassicurato i lavoratori dell’Aluminium Bozen: “Vorrò incontrarli per dire loro che noi ci siamo. Questo è un Governo che crede nell’impresa e nel lavoro italiano. Guardando ciò che è accaduto con Valbruna, comprenderanno che siamo coinvolti.”



