Via Roma a Rieti, un tempo simbolo dello shopping cittadino, sta vivendo un periodo di profonda trasformazione. Negozio dopo negozio, le serrande si abbassano, lasciando vuoti che sembrano impossibili da colmare. La storica cartolibreria Sapere ha chiuso i battenti, seguita da Xg Calzature Rieti un punto di riferimento per l’abbigliamento donna. La titolare, Amalia Aquilini, dopo trent’anni nel commercio, ha deciso di cambiare vita, sperando che il suo negozio venga rilevato da giovani imprenditori.
La situazione non è isolata. Al civico 83, un altro negozio di abbigliamento donna ha chiuso, lasciando spazio a un parrucchiere bangladese. Anche un storico negozio di abbigliamento uomo sta valutando la chiusura. Questo fenomeno non è nuovo: già nel 2017, dopo il terremoto, 22 attività commerciali avevano chiuso i battenti. Un dato allarmante, che riflette una crisi più ampia e radicata nel tempo.
Le difficoltà del commercio locale
Le difficoltà affrontate dai commercianti di Via Roma sono molteplici. Leonardo Tosti presidente di Confcommercio Lazio Nord, sottolinea che si tratta di un problema strutturale dei centri storici. La mancanza di parcheggi, i lavori in corso, la concorrenza dell’e-commerce e gli affitti elevati sono solo alcune delle sfide che i negozianti devono affrontare quotidianamente.
“La gente si è disabituata a venire in centro a fare compere”, afferma Tosti. I diciotto mesi di lavori, gli acquisti online e la preferenza per i centri commerciali hanno contribuito a un cambiamento nelle abitudini di consumo. “Si tende a spendere poco nel proprio territorio”, aggiunge, evidenziando un problema di costumi e non solo di economia.
La chiusura della libreria Tau
Il 31 maggio scorso, la libreria e negozio di articoli religiosi e souvenir Tau ha chiuso i battenti. La titolare, Laura Santoprete, spiega che la mancanza di passaggio di gente in Via Roma, soprattutto a causa dei lavori nel centro storico e la scarsità di parcheggi, sono stati i principali motivi della chiusura. “Gli stipendi non aumentano e la gente non ha più soldi per comprare, soprattutto per gli oggetti da regalare”, aggiunge, sottolineando anche la mancanza di negozi che invogliano le persone a venire nel centro storico.
La crisi del commercio locale in Italia
La crisi di Via Roma non è un caso isolato. Secondo l’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale di Nomisma, tra il 2015 e il 2026 sono scomparsi 86mila negozi di vicinato in Italia. La rete commerciale italiana si è assottigliata fino al livello più basso del decennio, con un calo del 6,7% delle unità locali del commercio locale.
Le province più colpite sono tutte nel Centro-Nord, con Ancona in testa, che ha perso il 21,3% dei negozi di vicinato. Seguono Pesaro-Urbino (-20,0%), Mantova (-19,9%) e Macerata (-19,4%). Nel Mezzogiorno, invece, la situazione è meno critica, con alcune province che registrano persino un saldo positivo, come Trapani (+7,8%), Crotone (+7,0%) e Napoli (+4,6%).
Il paradosso degli addetti in crescita
Un dato sorprendente emerge dall’analisi: mentre i negozi diminuiscono, il lavoro nel commercio locale cresce. Tra il 2015 e il 2026, gli addetti sono aumentati del 21,2%. Questo paradosso riflette uno spostamento verso modelli commerciali meno legati alla singola vetrina sotto casa e più vicini a reti, catene e grandi superfici.
Le crescite più alte si registrano a Matera (+37,2%), Sassari (+36,8%) e Siracusa (+35,9%). Tra le città metropolitane, Roma (+30,4%), Palermo (+27,9%) e Milano (+27,3%) mostrano un aumento significativo degli addetti nel settore commerciale.
Le sfide del commercio di moda e cultura
I settori più colpiti dalla crisi sono quelli legati agli acquisti meno indispensabili: vestiti, libri, giochi, mobili, gioielli e articoli per la casa. Questi prodotti, spesso acquistati online, sono i primi a risentire del rallentamento dei consumi. Il settore cultura e svago ha perso il 28,0% degli esercizi e il 19,5% degli addetti, mentre il tessile-abbigliamento ha registrato un calo del 21,4% delle unità locali e del 6,1% degli occupati.
La ristorazione, invece, è il motore del commercio locale. Questo settore è riuscito a crescere, assorbendo una parte significativa del lavoro nel commercio. La capacità di adattamento e l’offerta di servizi alla persona hanno contribuito a mantenere viva la rete commerciale in molte città.

