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20 Luglio 2026

Costo della vita a Verona: come l’inflazione sta cambiando le abitudini di spesa

Verona si conferma tra le città italiane con il maggior aumento del costo della vita, con un impatto significativo sulle famiglie. Scopri i dettagli e le conseguenze di questa tendenza.

Costo della vita a Verona: come l'inflazione sta cambiando le abitudini di spesa

In un contesto economico sempre più complesso, Verona emerge come una delle città italiane più colpite dall’aumento del costo della vita. Secondo i dati più recenti, la città scaligera registra un incremento dei prezzi che sta mettendo a dura prova il budget delle famiglie. Ma non è solo Verona a fare i conti con questa situazione: l’intera regione Veneto sta vivendo un periodo di forte pressione sui prezzi.

L’inflazione non è l’unico fattore che sta cambiando le abitudini di consumo degli italiani. Anche il mercato automobilistico sta subendo trasformazioni significative, con un impatto diretto sul potere d’acquisto delle famiglie. Scopriamo insieme come questi fenomeni si stanno sviluppando e quali sono le conseguenze per i cittadini.

Verona e il Veneto tra le regioni più colpite dall’inflazione

Verona si trova al secondo posto nella classifica delle città italiane con il maggior aumento del costo della vita. Con un’inflazione del 3,9% su base annua, le famiglie veronesi devono affrontare una spesa aggiuntiva di circa 1.083 euro all’anno. Questo dato colloca Verona al pari con Macerata, mentre Ferrara guida la graduatoria con un incremento del 4% e un aggravio di 1.157 euro annui.

Non solo Verona: anche altre province del Veneto, come Vicenza, registrano un impatto significativo. Con un’inflazione del 3,4%, le famiglie vicentine devono fare i conti con un aumento della spesa annua di 944 euro. A livello regionale, il Veneto si conferma tra le aree più colpite, con un’inflazione del 3,3% e un aggravio medio di 893 euro annui per famiglia.

Le città e le regioni meno colpite

All’opposto, ci sono città e regioni dove l’impatto dell’inflazione è meno evidente. Brindisi, ad esempio, è la città italiana dove il caro vita pesa meno, con un aumento annuo della spesa di 459 euro. Anche Ancona e Benevento registrano incrementi contenuti. Tra le regioni, la Basilicata risulta la più virtuosa, con un incremento medio di 583 euro.

L’auto nuova diventa un lusso irraggiungibile

Se all’inizio degli anni Duemila erano sufficienti circa cinque mensilità di stipendio medio per acquistare un’auto nuova, oggi ne servono mediamente undici. Questo dato, emerso da un recente sondaggio sulla mobilità, evidenzia come il potere d’acquisto degli italiani sia diminuito significativamente. In poco più di vent’anni, comprare un’auto nuova è diventato un lusso per molti.

Il prezzo medio delle automobili è aumentato del 52% dal 2013 al 2026, mentre la crescita del reddito familiare è stata solo del 29%. Questo divario è stato alimentato da diversi fattori, tra cui l’inflazione, la crisi delle catene di fornitura, la carenza di semiconduttori e l’aumento delle dotazioni di sicurezza. Inoltre, i costruttori hanno spostato la gamma verso segmenti più alti, con una crescente presenza di SUV e un ridimensionamento delle vetture compatte ed economiche.

Le conseguenze sul comportamento degli automobilisti

Il 59% degli italiani dichiara di non aver preso in considerazione l’acquisto di una vettura nuova oppure di aver deciso di rimandarlo. Circa una persona su dieci ha scelto di rinunciare completamente all’acquisto. Le ragioni principali sono l’incertezza sulle prospettive reddituali e l’attesa di condizioni di mercato più favorevoli.

Nonostante questa frenata, l’auto continua a essere il principale strumento di spostamento degli italiani. Il 76% del campione dichiara di utilizzarla abitualmente, davanti al trasporto pubblico e allo scooter. Il bisogno c’è ancora, ma la capacità di soddisfarlo si è ridotta.

L’elettrico: un lusso ancora più irraggiungibile

Se la situazione per le auto a combustione è complicata, per l’elettrico è ancora peggiore. Il principale ostacolo all’acquisto di un veicolo elettrico o ibrido plug-in resta il costo percepito, seguito dalla disponibilità delle infrastrutture di ricarica. Le auto elettriche costano mediamente molto di più di quelle termiche equivalenti, e gli incentivi pubblici non sempre sono sufficienti a chiudere il divario in modo convincente.

La diffusione delle vetture ricaricabili appare legata al reddito disponibile: le regioni con il PIL pro capite più elevato registrano la maggiore penetrazione di veicoli elettrificati. Questo dato evidenzia come la transizione verde, nella forma attuale, rischia di procedere a due velocità.

RC Auto: i costi in aumento e le differenze regionali

A giugno 2026, il premio medio per l’RC Auto in Italia ha toccato i 490,66 euro, in aumento del 5,2% anno su anno. I giovani tra i 18 e i 24 anni sono i più colpiti, con un premio medio di 1.067,26 euro. Le fasce d’età più anziane, invece, pagano premi medi più contenuti.

In Basilicata, il premio medio per l’RC Auto è di 440,42 euro, in aumento del 4,2% anno su anno. Matera è la provincia più cara della regione, con un premio medio di 469,23 euro, mentre Potenza presenta prezzi più contenuti, con una media di 419,37 euro.

Le garanzie accessorie più scelte dagli automobilisti italiani includono l’Assistenza Stradale, gli Infortuni del Conducente e la Tutela Legale. Tra le coperture opzionali, gli Eventi Naturali sono la garanzia più onerosa, seguiti da Furto e Incendio e Atti Vandalici.

Autore

Davide Ferraro

Davide Ferraro, giornalista esperto di consumi e commercio elettronico, analizza offerte e dinamiche dello shopping online aiutando i lettori a riconoscere lo sconto reale dal marketing; collabora da anni con guide all acquisto.