La Basilicata si trova di fronte a una duplice sfida: da un lato, la necessità di riqualificare aree abbandonate come l’ex Vivalat e l’ex Cip Zoo a Potenza, dall’altro, il dramma della sicurezza nei campi agricoli, come dimostra la recente tragedia nel Cremonese.
La sfida del rilancio urbano in Basilicata
Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi ha avviato un piano ambizioso per cancellare il degrado urbano e liberarsi di due passività immobiliari che gravano sulle casse pubbliche da decenni. Le aree dell’ex Vivalat e dell’ex Cip Zoo nell’area industriale di Potenza rappresentano una ferita aperta nel tessuto urbano, con l’ex Cip Zoo chiusa e abbandonata da almeno 40 anni.
L’obiettivo della Regione è duplice: eliminare il rischio ambientale e azzerare le spese di gestione. Il consigliere regionale di Fratelli d’ItaliaAlessandro Galella ha definito queste aree come sfide storiche e decisive. La struttura dell’ex Vivalat, in particolare, presenta una palazzina già pronta all’uso e un capannone con enormi potenzialità, che potrebbe diventare un laboratorio regionale per l’artigianato e la creatività.
Il piano di finanziamento e il sostegno del mondo produttivo
Per trasformare questa visione in realtà, la Regione è disposta a mettere a disposizione le risorse dei Fondi per lo sviluppo e la coesione (Fsc) per finanziare la riqualificazione strutturale. Dopo la messa in sicurezza e il restauro dei capannoni con i fondi pubblici, la Regione si libererebbe delle spese. La proposta prevede un bando pubblico e una concessione a lunghissimo termine, che potrebbe attrarre investitori privati solidi e duraturi.
La proposta di Galella ha trovato il pieno sostegno del mondo produttivo locale. La Cna Basilicata per bocca del presidente Renato Zaccagnino si è detta pronta a fare la sua parte, suggerendo di trasformare quegli spazi in poli di formazione d’avanguardia per l’agroalimentare e la manifattura lucana.
La tragedia del bracciante nel Cremonese
Nel frattempo, nel Cremonese, una tragedia ha sconvolto la comunità di Stagno Lombardo. Un giovane bracciante di 19 anni, romeno di nazionalità, ha perso la vita per un malore mentre raccoglieva pomodori in una giornata di caldo torrido. Il giovane era assunto da una ditta che aveva in appalto la raccolta di pomodori.
Le indagini sono in corso per accertare se il giovane bracciante avesse effettuato le visite mediche previste e se fosse stato rispettato lo stop del lavoro disposto dall’ordinanza di Regione Lombardia che vieta di svolgere attività lavorative all’aperto tra le 12.30 e le 16, per i lavoratori esposti al sole, a causa del rischio di stress termico e colpi di calore.
La notizia ha suscitato grande emozione e i sindacati hanno sollevato la polemica, definendo la tragedia una grave e insopportabile violazione del diritto a un lavoro dignitoso e rispettoso delle regole più elementari. I sindacati hanno anche istituito una nuova figura per la tutela e la sicurezza, auspicando che possa contribuire al miglioramento delle condizioni di lavoro.
Sull’episodio è intervenuta anche Antonella Forattini capogruppo Pd in Commissione Agricoltura della Camera, che ha denunciato l’assenza di un sistema di monitoraggio sugli infortuni e sui decessi riconducibili alle ondate di calore, sottolineando la necessità di strumenti permanenti, finanziati e operativi.
