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22 Settembre 2026

Ultima finestra per l’offerta di Poste su TIM: cosa sapere

Poste riprende l’OPAS su TIM: offerta da 1,97 € cash più 0,218 azioni per ogni titolo; l’obiettivo è il 90 % per avviare il delisting.

Ultima finestra per l’offerta di Poste su TIM: cosa sapere

Dal lunedì 21 settembre al venerdì 25 settembre è nuovamente attiva la seconda e ultima finestra dell’offerta pubblica di acquisto e scambio avanzata (OPAS) lanciata da Poste Italiane su Telecom Italia (TIM). L’intera operazione rappresenta l’ultimo passo di un percorso iniziato a inizio mese, con l’intento di concentrare la proprietà di TIM nelle mani di Poste, superare la soglia critica del 90 % e procedere al delisting dalla borsa italiana.

Termini dell’offerta e meccanismo di adesione

L’offerta è stata resa più allettante rispetto alla fase preliminare: per ogni azione TIM conferita, Poste corrisponde 1,97 euro in contanti più 0,218 nuove azioni Poste. Gli azionisti che consegneranno le proprie quote entro il 25 settembre riceveranno la liquidazione il 2 ottobre e diventeranno immediatamente soci di Poste Italiane. La procedura può essere effettuata sia tramite sportelli bancari convenzionati sia attraverso le piattaforme di trading online, scegliendo l’opzione “conferimento azioni” e indicando il proprio codice fiscale per l’accredito.

Calcolo del valore implicito dell’offerta

Al valore di mercato corrente di Poste (circa 27 euro per azione), il pacchetto equivale a 7,856 euro per azione TIM (1,97 € + 0,218 × 27 €). Questo valore supera di poco il prezzo di chiusura di TIM registrato il 18 settembre, generando un modesto premio implicito positivo per gli azionisti disposti a cedere le proprie quote.

Soglia del 90 %: perché è cruciale

Alla chiusura della prima finestra, Poste aveva già accumulato il 66,6 % del capitale di TIM, corrispondente a più di 990 milioni di azioni. Il piano prevede di arrivare almeno al 90 % di partecipazione soglia oltre la quale scatta lo squeeze-out tutti i soci residui saranno obbligati a vendere le loro azioni alle stesse condizioni dell’OPAS, consentendo a Poste di ritirare TIM dal mercato azionario e di avviare il delisting. Il raggiungimento di questo traguardo permetterebbe inoltre di realizzare sinergie industriali stimate intorno ai 700 milioni di euro annui.

Conseguenze per gli azionisti di minoranza

Chi decidesse di non aderire rischia di trovarsi in possesso di un titolo poco liquido, con prospettive di dividendo assenti (TIM non ha distribuito dividendi recenti) e con una quota di flottante destinata a ridursi drasticamente. Inoltre, qualora Poste superasse il 90 % entro i termini stabiliti, i soci di minoranza saranno soggetti a un obbligo di cessione forzata, perdendo la possibilità di negoziare liberamente le proprie azioni.

Dividendi e prospettive per i nuovi azionisti

Il CEO di Poste, Matteo Del Fante, ha sottolineato che i titolari di azioni TIM che aderiranno all’OPAS potranno contare su una remunerazione costante: è previsto un acconto dividendo 2026 di almeno 0,40 € per azione, da versare il 25 novembre. Del Fante ha inoltre evidenziato la solidità finanziaria di Poste, che negli ultimi nove anni ha quintuplicato il valore per gli azionisti, e ha promesso che il nuovo conglomerato, con 150 mila dipendenti e un fatturato stimato di 27 miliardi di euro, potrà sostenere e potenzialmente aumentare i future dividendi.

Impatto su Tim Brasil

La controllata sudamericana Tim Brasil, in cui Telecom detiene il 67 % delle quote, ha espresso incertezza sul proprio futuro. Non è previsto un obbligo di cessione a catena da parte di Poste, ma la possibilità di vendere la partecipazione rimane sul tavolo. La situazione italiana, quindi, potrebbe influenzare le decisioni strategiche della controllata, ma al momento non vi sono impegni contrattuali definiti.

Per gli azionisti già in possesso di titoli TIM, l’adesione risulta l’opzione più semplice e vantaggiosa, evitando rischi di illiquidità e garantendo un premio positivo. Chi valuta l’acquisto temporaneo di azioni TIM per aderire all’OPAS deve considerare i costi di transazione (commissioni, Tobin tax) e l’esposizione al prezzo di Poste tra l’adesione e il regolamento (11-16 ottobre). Infine, per gli investitori interessati principalmente a Poste Italiane, la fusione con TIM rappresenta un progetto a medio-lungo termine, con potenziali sinergie ma anche un incremento del capitale temuto dal mercato.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.