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26 Settembre 2026

Rialzo tassi BCE 2026: impatto sui mutui e consigli pratici

Le nuove mosse della BCE hanno riacceso i tassi: ecco l’effetto sui mutui e le migliori soluzioni per risparmiare

Rialzo tassi BCE 2026: impatto sui mutui e consigli pratici

Nel corso del 2026 la Banca Centrale Europea ha interrotto una fase di ribasso dei tassi che aveva caratterizzato il 2024-2025, riportando nuovamente in auge la politica restrittiva. Il risultato è una pressione immediata sui mutui a tasso variabile e una crescita dei costi per chi intende stipularne uno nuovo. A capire meglio questo cambiamento è utile ripercorrere le decisioni prese nei mesi estivi.

Il ritorno della stretta monetaria della BCE nel 2026

Il Consiglio direttivo della BCE ha alzato i tassi di 25 punti base a giugno, il primo aumento dopo tre anni di stabilità. Dopo una breve pausa, il 10 settembre è stato annunciato un nuovo rialzo di altri 25 punti base, confermando le aspettative dei mercati. Da metà settembre i principali indicatori hanno raggiunto i seguenti livelli: tasso sui depositi al 2,50 %, tasso di rifinanziamento principale al 2,65 % e tasso marginale al 2,90 %.

Le cause principali dell’inflazione

Alla base di questa svolta c’è un rialzo dell’inflazione alimentato dallo shock energetico scaturito dalle tensioni in Medio Oriente e dal timore di una chiusura dello Stretto di Hormuz. L’inflazione italiana ad agosto si è attestata al 3,3 %, valore più alto degli ultimi tre anni, mentre nella zona euro la media è stata del 2,9 %. Le previsioni dell’Eurosistema indicano un valore medio del 3 % per l’intero 2026, con un previsto calo al 2,3 % nel 2027 e al 2 % nel 2028.

Effetti concreti sui mutui a tasso variabile e fisso

Il rialzo dei tassi ha immediatamente spinto l’Euribor a 6 mesi dal 2,08 % di settembre 2025 a oltre il 2,50 % attuale, facendo lievitare le rate dei mutui a tasso variabile. Anche i mutui a tasso fisso hanno smesso di discendere: l’IRS di riferimento è aumentato, facendo emergere TAEG fino al 4 % nei contratti più onerosi. Secondo le stime di Federconsumatori la nuova stretta monetaria potrebbe far gravare di circa 1 089 euro in più all’anno ogni nucleo familiare, considerando mutui, prestiti e costo della vita.

Quanto più costerà un mutuo nuovo

Un’analisi di Credipass su un mutuo medio di 130 000 euro mostra che, a ottobre, il costo totale su 25 anni è di 196 865 euro, ovvero 9 100 euro in più rispetto a un mutuo stipulato a febbraio (187 765 euro). Se i tassi fossero rimasti invariati, la spesa avrebbe ammontato a 183 376 euro, perciò il rialzo aggiunge circa 13 489 euro, pari a 540 euro all’anno. La componente fissa è passata dal 2,982 % di febbraio al 3,49 % di ottobre, facendo aumentare la rata media da 615 euro a circa 650 euro, un aggravio di 418 euro annui.

Quali opzioni valutare: surroga, rinegoziazione e formule miste

Di fronte a rate in crescita, le famiglie hanno a disposizione diverse strade. La surroga consente di trasferire il mutuo residuo a un’altra banca con condizioni più vantaggiose, senza costi notarili o di perizia per il cliente, poiché l’istituto subentrante li sostiene. La rinegoziazione con la banca di origine è un’alternativa più rapida: si può chiedere il passaggio da variabile a fisso o la riduzione dello spread, ma la disponibilità dipende dalla volontà dell’istituto. Infine, il passaggio al tasso fisso garantisce la stabilità della rata per tutta la durata residua del finanziamento, utile per chi non vuole più esporsi alle oscillazioni dell’Euribor.

Le offerte più convenienti di settembre 2026

Un confronto di quattro prodotti, basato su una simulazione standard (mutuo da 100 000 euro, 30 anni, prima casa a Milano, richiedente 34 anni, reddito netto 2 000 euro), mette in luce le differenze di approccio. MPS Mio Acquisto Abitazione Immobili Green propone un TAN del 2,25 % e una rata di 382,14 euro, la più bassa tra i 30 mutui variabili analizzati. Credem Varia il Fisso offre un tasso iniziale fisso del 2,69 % per poi passare al variabile, con rata di 405,18 euro. Webank Variabile con CAP Green aggiunge un tetto massimo al 4,25 % (TAE G 2,81 %) e una rata di 406,39 euro, distinguendosi per un punteggio di qualità di 81 su 100. Crédit Agricole Flexi Green propone una formula interamente a tasso fisso al 2,90 % (TAE G 3,16 %) con rata di 416,23 euro, garantendo certezza a lungo termine.

Il vantaggio iniziale del mutuo variabile MPS è di circa 34 euro al mese rispetto al fisso Crédit Agricole; tuttavia, un rialzo di un punto percentuale dell’Euribor porterebbe la rata variabile a circa 435 euro, annullando il beneficio. Con un reddito netto di 2 000 euro, la rata di 382 euro rappresenta il 19,1 % delle entrate, mentre una rata di 435 euro ne salirebbe al 21,8 %, rendendo più evidente il rischio di sovraccarico.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.