Il mercato delle assicurazioni vita in Italia sta vivendo una fase di trasformazione. I dati del primo semestre 2026, analizzati da ANIA, rivelano un settore in equilibrio tra cali e rialzi, con dinamiche interessanti che stanno ridefinendo il panorama.
La raccolta netta, ovvero la differenza tra premi incassati e uscite, ha raggiunto i 3,6 miliardi di euro, un risultato positivo che rappresenta un miglioramento significativo rispetto allo stesso periodo del 2025, quando si era fermata a 2,9 miliardi.
Premi in calo, ma raccolta netta in crescita
Nonostante il calo dei premi, che si sono attestati a 60,6 miliardi di euro (-1,2% rispetto al 2025), il mercato mostra segni di resilienza. Il ramo I che comprende le polizze tradizionali, ha registrato una contrazione del 5,4%, mentre il ramo III che include le polizze unit linked, ha visto una crescita dell’8,5%.
Un dettaglio interessante emerge dall’Annual Premium Equivalent un indicatore che pondera premi unici e periodici su base standardizzata. Qui il segno cambia: da meno 1,2% a più 1,6%, un dettaglio che ridimensiona la lettura puramente negativa dei volumi contabilizzati.
Dinamiche distributive: sportelli bancari in testa
Sul fronte distributivo, lo sportello bancario e postale si conferma il canale principale, con una quota del 60% sul totale premi vita. I consulenti finanziari e gli agenti seguono con il 16% e il 12% rispettivamente. I prodotti multiramo che combinano diverse tipologie di polizze, mostrano un saldo netto in flessione, da 7,4 a 5,2 miliardi di euro.
Le polizze unit linked che collegano il valore della polizza all’andamento dei mercati finanziari, hanno registrato una crescita del 21%, compensando il calo delle polizze tradizionali. Questo trend riflette una crescente propensione al rischio da parte degli investitori.
Riserve tecniche e mercati finanziari
A fine giugno 2026, le riserve tecniche vita hanno raggiunto i 912,9 miliardi di euro, in crescita del 5,4% su base annua. Il 63% di queste riserve deriva da impegni di ramo I, mentre il 32% da polizze di ramo III. La concentrazione resta elevata: le prime cinque compagnie detengono il 58% del totale.
Le riserve tecniche del ramo III hanno beneficiato soprattutto della rivalutazione degli attivi sottostanti, con un aumento di 17,7 miliardi di euro. Questo effetto è attribuito all’andamento positivo dei mercati finanziari e azionari, nonostante le tensioni geopolitiche in Ucraina e Medio Oriente.
Gli indici di portafoglio confermano un quadro in stabilizzazione. L’indice di decadenza, che misura il rapporto tra uscite e riserve medie, è sceso all’11,79% dal 12,15% dell’intero 2025. L’indice di sinistrosità è salito leggermente all’1,79%, mentre l’indice di anzianità del portafoglio ha raggiunto 7,54, il valore più alto degli ultimi trimestri.



