Un nuovo episodio di violenza ha colpito Cantalupo, riaprendo ferite mai completamente rimarginate. A quattro anni dalla tragedia che costò la vita a quattro giovani, un ordigno rudimentale è stato lanciato sul balcone dell’abitazione di Marouan Naimi, il conducente dell’auto coinvolta nell’incidente. L’esplosione ha provocato danni alle tapparelle e agli oggetti presenti, ma per fortuna non ha causato vittime.
La notte tra il 10 e l’11 dicembre 2026, Naimi, all’epoca 22enne, era alla guida di una Peugeot 807 che, ignorando l’alt dei Carabinieri, si schiantò contro un passaggio a livello. Nell’impatto persero la vita Denise Maspi, 15 anni, Lorenzo Vancheri, 21 anni, Lorenzo Pantuosco, 23 anni, e Vincenzo Parisi, 21 anni, che morì dieci giorni dopo in ospedale. Due ragazze rimasero ferite, mentre Naimi uscì illeso dalle lamiere.
Le indagini sull’ordigno
Le forze dell’ordine sono al lavoro per chiarire le dinamiche dell’accaduto e identificare i responsabili. Gli specialisti della Scientifica hanno effettuato i rilievi sul posto, raccogliendo ogni elemento utile per ricostruire la dinamica dell’esplosione. L’episodio assume un significato ancora più inquietante alla luce di quanto accaduto dopo l’incidente: qualcuno aveva incendiato l’auto del fratello di Naimi, un gesto interpretato come possibile intimidazione.
Le indagini dovranno stabilire se questo nuovo atto sia collegato alla tragedia del 2026 o se si tratti di un episodio isolato. Gli inquirenti stanno verificando se l’obiettivo fosse colpire direttamente Naimi o la sua famiglia, o se si tratti di un avvertimento. Resta da chiarire anche se l’ordigno fosse destinato a causare danni più gravi o se l’esplosione sia stata solo un segnale.
Il processo e le polemiche
Nel marzo 2026, il processo per la strage di Cantalupo si chiuse con un patteggiamento: Naimi, difeso dall’avvocato Stefania Sandri, accettò una pena di quattro anni da scontare agli arresti domiciliari. La decisione suscitò polemiche e tensioni, soprattutto tra i familiari delle vittime. Durante l’udienza preliminare, alcuni parenti contestarono duramente la sentenza, arrivando a urlare: «La vita di mio figlio valeva un anno?».
La tragedia di Cantalupo ha lasciato un segno profondo nella comunità. Quella notte, l’auto su cui viaggiavano i sette giovani fu notata da una pattuglia mentre procedeva a velocità sostenuta nel quartiere Cristo di Alessandria. I Carabinieri accesero i lampeggianti per fermarla, ma la Peugeot 807 continuò la sua corsa, finendo fuori strada al passaggio a livello di Cantalupo. L’impatto fu devastante: tre giovani morirono sul colpo, mentre un quarto, Vincenzo Parisi, cedette dopo dieci giorni di agonia.
Le conseguenze e le domande aperte
L’esplosione sul balcone di Naimi riapre interrogativi su un episodio che aveva già scosso l’opinione pubblica. Le indagini dovranno chiarire se si tratta di un atto di vendetta, di un avvertimento, o di un episodio slegato dalla tragedia del 2026. Quello che è certo è che la comunità di Cantalupo e Alessandria non hanno ancora trovato pace dopo quella notte di dicembre.
Le forze dell’ordine stanno lavorando senza sosta per fare luce su questo nuovo episodio, ma le domande rimangono molte. Chi ha lanciato l’ordigno? Qual era il suo obiettivo? E soprattutto, perché proprio ora, a quattro anni di distanza? Le risposte potrebbero arrivare solo con il completamento delle indagini, ma intanto la tensione nella zona rimane alta.



