Un caso tragico in Trentino ha riportato l’attenzione sull’encefalite da zecca, una malattia rara ma potenzialmente letale. Una donna di 76 anni è deceduta a un mese di distanza dal morso di una zecca, che le aveva trasmesso il virus della Tick-Borne Encephalitis (TBE). Questo evento ha riacceso i riflettori su una patologia che, sebbene nella maggior parte dei casi sia asintomatica o lievemente sintomatica, può avere conseguenze gravi.
Le zecche, piccoli parassiti presenti soprattutto nelle aree montane e collinari del Nord-Est, possono trasmettere il virus della TBE attraverso la loro puntura. A differenza della malattia di Lyme, causata da un batterio e curabile con antibiotici, l’encefalite da zecca non ha una terapia specifica. Le cure disponibili sono di supporto e mirano a sostenere le funzioni vitali del paziente.
I sintomi dell’encefalite da zecca
L’infezione da TBE può manifestarsi in due fasi. Inizialmente, dopo un periodo di incubazione che può variare da pochi giorni a quasi un mese, compaiono sintomi simili a quelli di un’influenza: febbre, mal di testa, dolori muscolari e stanchezza. Questi sintomi possono essere facilmente confusi con quelli di una comune virosi estiva.
In una parte dei pazienti, dopo un apparente miglioramento, il virus può colpire il sistema nervoso centrale, causando meningite o encefalite. In questi casi, i sintomi diventano più gravi e includono febbre elevata, forte cefalea, rigidità del collo, nausea, vomito, alterazione dello stato di coscienza, difficoltà a parlare o a muovere gli arti e, nei casi più severi, convulsioni.
La diagnosi e il trattamento
Una volta comparsi i sintomi neurologici, non esistono farmaci in grado di eliminare il virus. Il trattamento è esclusivamente di supporto e richiede quasi sempre il ricovero in ospedale, nei casi più gravi in terapia intensiva. Le cure consistono nel controllare febbre e dolore, mantenere un’adeguata idratazione, monitorare costantemente le funzioni neurologiche e respiratorie e trattare eventuali complicanze come convulsioni, edema cerebrale o insufficienza respiratoria.
Il recupero può richiedere settimane o mesi e, nei casi più severi, è spesso necessario un successivo percorso di riabilitazione neurologica e motoria per recuperare forza, equilibrio e funzioni cognitive. “Quando dopo una puntura di zecca, o anche semplicemente dopo una permanenza in un’area boschiva, compaiono febbre alta accompagnata da forte mal di testa, rigidità del collo o disturbi neurologici è fondamentale recarsi immediatamente in pronto soccorso”, raccomanda Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’Ircss Ospedale Policlinico San Martino.
La prevenzione: come proteggersi
La prevenzione resta l’arma più efficace contro l’encefalite da zecca. Gli esperti consigliano di indossare pantaloni lunghi e abiti chiari durante le passeggiate nei boschi, utilizzare repellenti, evitare di attraversare la vegetazione alta e controllare accuratamente pelle e indumenti al rientro.
Se si trova una zecca attaccata alla cute, va rimossa il prima possibile con una pinzetta a punta fine, afferrandola il più vicino possibile alla pelle e tirando delicatamente senza schiacciarla. Va ricordato, però, che nel caso della TBE la rapidità della rimozione non azzera il rischio di infezione, perché il virus può essere trasmesso già nelle prime fasi della puntura.
Per chi vive o frequenta abitualmente le aree dove il virus circola è inoltre disponibile un vaccino, raccomandato alle categorie maggiormente esposte, dagli escursionisti ai lavoratori forestali. Il virus è presente soprattutto in alcune aree del Triveneto, del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e della provincia autonoma di Trento, ma focolai sono stati documentati anche in altre regioni alpine e prealpine.
Le zecche vivono nell’erba alta e nei boschi e diventano più attive dalla primavera all’autunno, periodo nel quale aumentano anche le escursioni e le attività all’aria aperta. Per la grande maggioranza degli italiani il rischio resta basso. Ma il caso di questi giorni ricorda che una febbre apparentemente banale, comparsa dopo una puntura di zecca, non dovrebbe mai essere sottovalutata. In presenza di sintomi neurologici, il tempo può fare la differenza.

