Negli ultimi mesi la richiesta di intelligenza artificiale ha iniziato a mettere a dura prova la filiera globale dei semiconduttori. Il risultato è una pressione crescente su materie prime, metalli preziosi e capacità produttiva, con ricadute dirette su un prodotto apparentemente semplice: la carta di pagamento. Il 1 ottobre 2026 la Smart Payment Association ha pubblicato un documento che evidenzia le tensioni in atto e gli scenari di costo più complessi per chi deve garantire continuità di stampa e programmazione dei chip.
Dati concreti sull’uso delle carte in Europa
Secondo le statistiche della Banca centrale europea, al termine del secondo semestre 2025 circolavano in area euro 872,7 milioni di carte equivalenti a circa 2,5 carte per abitante. Le transazioni effettuate con questi strumenti rappresentavano il 57 % del totale delle operazioni non in contante, con 32,9 miliardi di pagamenti contactless nell’arco di sei mesi, un incremento dell’11,9 % rispetto allo stesso periodo del 2024. Questi numeri rendono evidente che qualsiasi interruzione nella fornitura di chip potrebbe avere ripercussioni immediate su banche, società di pagamento e consumatori.
Come l’AI sta ridefinendo gli investimenti dei produttori di chip
Il mercato mondiale dei semiconduttori ha raggiunto nel 2025 vendite per 795,6 miliardi di dollari segnalando una crescita del 26,2 %. Le previsioni del 2026, pubblicate dall’organizzazione internazionale WSTS, hanno spinto quel valore a oltre 1 500 miliardi di dollari trainati soprattutto dalla memoria ad alta banda e dagli investimenti per le infrastrutture di intelligenza artificiale. Queste cifre non riguardano soltanto i nodi più avanzati; anche le strutture a 8 pollici, considerate tecnologie mature hanno visto un utilizzo medio dell’88 % entro giugno 2026, con aumenti di costo del 5-15 % nel primo semestre.
Riduzione della capacità dei nodi maturi
Le informazioni raccolte da TrendForce indicano che il grande produttore taiwanese TSMC ha ridotto di più del 25 % la produzione mensile di chip a 28 nanometri nel suo impianto Fab 15A a partire dall’inizio del 2026, spostando le linee verso tecnologie più recenti. Per le smart card che tipicamente utilizzano processi da 28 nm in su, ciò significa una disponibilità più limitata e la necessità di qualificare nuovi fornitori, operazione che richiede certificazioni e tempi di approvvigionamento più lunghi rispetto al semplice acquisto di componenti standard.
Costi dei modelli AI e le loro implicazioni per le imprese
Parallelamente, i costi di esecuzione dei modelli di intelligenza artificiale stanno diminuendo a livello di token, ma la spesa totale del settore continua a crescere perché l’uso aumenta più velocemente del calo dei prezzi. Anthropic, ad esempio, ha presentato il modello Claude Sonnet 5.5 a 2 dollari per milione di token in ingresso e 10 dollari per milione in uscita con una riduzione dei costi operativi per compito fino al 30 %. Tuttavia, il bilancio di Anthropic per il 2025 mostra che il 58 % delle spese operative (circa 7,33 miliardi di dollari) è stato destinato a potenza di calcolo con impegni futuri per 518 miliardi di dollari verso fornitori di cloud.
La risposta dei grandi fornitori di chip
NVIDIA, leader indiscusso nella fornitura di GPU per AI, ha autorizzato un nuovo programma di riacquisto di azioni per 150 miliardi di dollari e ha già investito 13 miliardi per l’acquisizione di Hugging Face. Inoltre, l’azienda ha lanciato una piattaforma di sicurezza basata su chip di sorveglianza che consente di isolare gli agenti AI in caso di comportamento anomalo. Altri attori, come Cerebras e SpaceX, stanno puntando su soluzioni alternative: Cerebras fornirà 100 MW di capacità a Gimlet Labs, mentre SpaceX sta sviluppando la fabbrica “Terafab”, prevista per volumi significativi verso il 2030.
Le iniziative normative europee
Per mitigare la dipendenza da fornitori extra-europei, la Commissione europea ha presentato il Chips Act 2.0 il 3 giugno 2026. Il nuovo pacchetto intende rafforzare la produzione interna sia di tecnologie avanzate che di chip mainstream con l’obiettivo di ridurre vulnerabilità nella catena di approvvigionamento. Il primo Chips Act ha già mobilitato oltre 52 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati, ma le previsioni indicano che entro il 2030 il mercato globale continuerà a dipendere fortemente da fabbriche situate al di fuori dell’Unione.
Le imprese devono quindi bilanciare la scelta dei modelli AI con le proprie esigenze operative, mentre le autorità europee cercano di creare una filiera più resiliente per garantire che la quotidianità dei consumatori non venga interrotta da nuove carenze di chip.



