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7 Ottobre 2026

Come il mercato dell’usato sta cambiando le abitudini di spesa in Italia

Il second hand passa da alternativa a scelta primaria per italiani attenti al portafoglio e al pianeta.

Come il mercato dell’usato sta cambiando le abitudini di spesa in Italia

Negli ultimi anni l’acquisto di oggetti usati ha lasciato il ruolo di nicchia per diventare una pratica quasi universale. Un’indagine condotta su più di 65.000 persone in tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea ha evidenziato che il 61,7% degli intervistati sceglie regolarmente prodotti di seconda mano, con una percentuale che supera il 70% tra i giovani tra i 16 e i 24 anni. Le motivazioni sono duplice: la crescente sensibilità ambientale si combina con l’esigenza di contenere le spese in un contesto di inflazione e incertezza economica.

Dati di consumo e motivazioni alla base della crescita

In Italia, il 77% degli intervistati ritiene l’acquisto di second hand fondamentale per le proprie finanze familiari, superando di 7,6 punti la media globale. Il risparmio è il driver principale, ma il sostegno alla sostenibilità è altrettanto determinante: riutilizzare un capo o un mobile permette di ridurre gli sprechi e le emissioni legate alla produzione di nuovi beni. Inoltre, la ricerca di articoli rari – vintage, fuori produzione o da collezione – spinge una parte consistente della popolazione verso il mercato dell’usato, trasformandolo in un vero e proprio tesoro di oggetti unici.

Canali di vendita: negozi fisici versus piattaforme digitali

Il panorama del recommerce comprende sia le catene tradizionali di negozi, come i 186 punti vendita del franchising Mercatino sparsi per l’Italia, sia le numerose piattaforme online e le app per smartphone. I negozi fisici mantengono un ruolo chiave per categorie come l’arredamento, dove i clienti preferiscono vedere, toccare e provare i prodotti prima dell’acquisto. Le piattaforme digitali, invece, rappresentano il 41% degli acquisti di second hand in Italia e il 58% tra la Generazione Z, offrendo un’ampia vetrina di abbigliamento, elettronica, libri e collezionabili. La fiducia nella qualità e nella trasparenza delle inserzioni è il fattore decisivo per il 59% degli acquirenti.

Impatto ambientale e rigorosa selezione dei prodotti

Il valore ecologico del mercato dell’usato è quantificabile: il franchising Mercatino, grazie a una selezione severa – solo 6 o 7 capi su 10 ricevuti sono considerati vendibili – ha evitato l’emissione di 78.000 tonnellate di CO₂ nel 2025, equivalenti a più di 500 milioni di chilometri percorsi da un’auto. Inoltre, ha ridotto di 51 tonnellate le particelle PM2.5, paragonabili al fumo di quasi 6 miliardi di sigarette. Questo risultato è stato calcolato tramite 13 indicatori ambientali sviluppati in collaborazione con Ecoinnovazione, lo spin-off dell’Enea.

Nonostante i vantaggi, è fondamentale che il consumo di prodotti di seconda mano non diventi una scusa per aumentare il volume di acquisti. Ricerche mostrano che una maggiore disponibilità di oggetti usati può incentivare il sovraconsumo soprattutto nel settore moda, dove la rapidità delle tendenze e l’abbondanza di offerte possono spingere a comprare più di quanto realmente necessario.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.